L’Aquila 08-06-2010
Ormai è passato oltre un anno dal quel 6 aprile ma le ferite della mia città sanguinano ancora come prima, l’emorragia non si ferma! Ieri, dovendo incontrare un amico, sono andato all’Aquila e poiché ne conosco ogni singolo posto, mi sono inoltrato “furtivamente” con la macchina e a piedi fra le vie e i vicoli di quello che una volta era il centro storico della città, cuore pulsante di vita e punto di aggregazione principale di tutti noi.
La desolazione è totale!
Si sentono soltanto isolati e alterni rumori di ruspe frammisti a qualche cinguettio. Le macerie, in piccola parte rimosse, sono state per lo più accantonate a destra e a manca, così alla rinfusa giusto per liberare un minimo la via per passare. Molti palazzi, ancora in piedi, internamente sono soltanto cumuli di macerie, non esistono più i piani, i solai. Tutto è caduto dentro e sbirciando dalle finestre si possono vedere chiaramente le montagne di pietre frammiste a pezzi di vita quotidiana.
La sensazione è che forse non basteranno 100 anni per rivedere vivi quei luoghi, per sentire ancora l’odore del pane appena sfornato la mattina presto!
Ieri ho pensato che forse dovrò dire addio all’Aquila. Dovrò farmene una ragione, come quando perdi qualcuno e sai che comunque rimarrà vivo ma solo dentro di te, solo nei tuoi ricordi, solo nel tuo cuore!



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